Un pallido puntino blu

Il pomeriggio del 31 dicembre il post di Capodanno era già quasi scritto.
Era uno di quei post nati piano piano, quelli a cui tengo particolarmente, che si costruiscono giorno dopo giorno.
Ma il pomeriggio del 31 dicembre ad un certo punto, improvvisamente, tutto si è fermato.
Una vicina che suona e ci avvisa che il nostro gatto Artù ha avuto un incidente, investito da una macchina, ma è riuscito a scappare via.
La ricerca affannosa, e poi il ritrovamento: quei due occhi sbarrati, un’immagine che si è piantata nel mio cervello per i giorni successivi.
Il dolore ha invaso tutto e io non trovavo strumenti per difendermi. Si è impossessato di ogni angolo, mi ha rubato il sonno, si è preso ogni pensiero.
È rimasto spazio solo per quello che si deve fare per vivere, o forse per sopravvivere: lavorare, preparare da mangiare, le azioni quotidiane. Ricacciando continuamente indietro le lacrime.

So che a chi non ha mai avuto un animale domestico questo potrebbe sembrare eccessivo, e ammetto che lo sembra anche a me, ma a volte succedono cose che ti scuotono nel profondo, e nemmeno tu sapevi che a un piccolo lutto avresti reagito così male.
Adesso il dolore sta piano piano diminuendo, la sua mancanza nella nostra vita no.
Non so nemmeno perché ve lo racconto, forse perché so che qui su cose(in)utili siete in tante ad amare i gatti e potete capire come mi sento.

Qui sotto c’è il post di Capodanno, che ci tengo comunque a farvi leggere, anche se avrei voluto pubblicarlo mettendoci un’energia diversa.
Per la prima volta da anni non ho un elenco di buoni propositi, ma mi sento di dedicare questo nuovo anno, iniziato per me in maniera così triste, alle presenze discrete. Quelle silenziose, che a volte diamo per scontate e non ci soffermiamo troppo a considerare, ma che fanno profondamente parte della nostra vita.

Un pallido puntino blu

Qualche giorno fa un amico mi ha mandato questo video:

Non che la dimensione del nostro pianeta nell’universo fosse un mistero, ed esistono anche tante animazioni – belle come questa – della Terra paragonata a pianeti e astri, ma questa foto scattata da 6 miliardi di chilometri di distanza mi ha particolarmente colpita.
Innanzitutto perché è vera.
E poi, più dell’idea della dimensione del nostro pianeta, mi ha colpita la vastità dello spazio in cui la Terra è immersa.
Qualche anno dopo l’astronomo Carl Sagan vi si lascia ispirare traendone un discorso memorabile, che potete ascoltare nel video. Per quanto mi riguarda, nulla da aggiungere alle sue bellissime parole.

Pochi giorni dopo aver ricevuto il video mi è capitato di leggere in un libro questo passo:

“Disse loro di immaginare che la terra, vecchia di quattromilaseicento milioni di anni, fosse una donna di quarantasei anni.

C’era voluta tutta la vita della Donna Terra perché essa diventasse ciò che era. Perché gli oceani si separassero. Perché le montagne si sollevassero dal suolo. La Donna Terra aveva undici anni, disse Chacko, quando apparve il primo organismo monocellulare. I primi animali, creature come i vermi o le meduse, apparvero quando aveva già quarant’anni. E ne aveva più di quarantacinque – giusto sei mesi prima – quando i dinosauri vagavano per il pianeta.

La civiltà umana come noi la conosciamo è iniziata solo due ore fa, nella vita della Donna Terra. Era un pensiero solenne e schiacciante che l’intera storia contemporanea, le guerre mondiali, la Guerra dei Sogni, L’Uomo sulla Luna, e scienza, letteratura, filosofia, le conquiste della conoscenza non fossero nulla di più di un battito di ciglia della Donna Terra.”

Non solo uno spazio minuscolo, quindi, anche un tempo infinitesimale.

Credo che ricordarci quale posto occupiamo nell’universo, e vederlo così chiaramente mostrato, sia il modo migliore per ridefinire dentro di noi cosa è importante e cosa no, per che cosa vale la pena spendere energie, e cosa invece possiamo lasciare indietro.
Sarà probabilmente qualcosa di personale, diverso per ognuno di noi, e non vi consolerà se succederà qualcosa al vostro peloso di casa.
Ma forse vi aiuterà a ridimensionare il nervoso per un battibecco, la frustrazione per qualcosa che non è andato proprio come volevate, la rabbia per comportamenti altrui che trovate ingiusti.
Penso anche alle incomprensioni e alle liti che a volte si scatenano qui, in un sito che dovrebbe essere uno strumento per dare una seconda vita a ciò che non ci serve più, e che a volte diventa una scusa per accapigliarsi su questioni irrilevanti di crediti o di ritardi.

Magari vi aiuterà, come aiuta me, soffermarvi a pensare che in fondo stiamo tutti su un pallido puntino blu, illuminato da un raggio di sole.

Buon 2017 a tutti!
Elisa

P.S. Ve lo avevo promesso un anno fa, un aggiornamento sul mio vaso della felicità, ed eccolo qui!

Scrivere questi bigliettini colorati è diventato subito un piacere irrinunciabile.
Tuffarvi la mano ogni tanto, pescando dal fondo qualche piccolo frammento di felicità, anche.

Non ci si può credere, quanto in fretta questi momenti vengano dimenticati! Alcuni – quelli che ci colpiscono di più – rimangono nella nostra memoria, ma moltissimi – ve lo assicuro – se ne vanno molto presto.

E poi avete visto come sono belli?
Mi piace che ogni bigliettino oltre ad avere un significato per la piccola storia che racconta, sia anche esteticamente bello… tutte le volte che passo di lì, il mio vaso della felicità mi strappa un sorriso :)

cose(in)utili DAY a Usa Riusa!

L’appuntamento con il prossimo cose(in)utili DAY si sta avvicinando!

Domenica 26 giugno saremo ospiti di “la tana della costruzioni” a Vedano Olona, che organizza Usa Riusa, un festival dedicato alle forme ed espressioni del riuso che durerà tutta l’estate.

Il baratto si svolgerà dalle 10 alle 18, con pranzo condiviso, quindi portate qualcosa da mangiare, lo condivideremo e pranzeremo insieme!

Qui di seguito la locandina, e appena sotto l’intero programma del festival.

Programma completo:

Ti aspettiamo :)

Save the date! Prossimi eventi in programma:

Giovedì 30 giugno all’NH Touring a Milano in Piazza Repubblica, a partire dalle 19.30
Sabato 16 luglio presso “la birba” a Castronno, dalle 17 alle 20

Revolution

Ve lo giuro, quando abbiamo deciso di lanciare la campagna di raccolta fondi per rifare il sito, avevamo in mente due cose:

- renderlo più immediato e semplice da usare
- realizzarne la versione responsive

Se vado a rileggere le mail che noi dello staff (sì dai, sempre io e mimmoz02, ma quanto fa più figo noi dello staff? ;) ci siamo spediti in quelle settimane, le guardo con quell’aria un po’ di sufficienza che hanno certi adulti nei confronti dei bambini, un po’ come dire: che ingenua che sei stata…
Ebbene sì, siamo stati piuttosto ingenui.
Non avevamo previsto che, una volta che ci fossimo immersi nel lavoro, saremmo stati risucchiati da un’enorme quantità di possibilità aperte, da centinaia di “già che ci siamo, perché non miglioriamo anche questo?” fino ad arrivare alla sconvolgente sensazione di entrare in una stanza completamente vuota e di poter decidere finalmente, liberamente, dove e come sistemare tutti i pezzi che negli anni si erano accatastati uno sopra l’altro un po’ a caso. Migliaia di piccoli pezzi.

E mentre eravamo già a buon punto nel sistemare gli innumerevoli pezzi che formano questo sito e avevamo già inserito anche una buona quantità di pezzi nuovi sfavillanti, cercando di rendere l’impatto più semplice possibile, è arrivato Paolo.

La prima cosa che ci ha detto è stata: raccontatemi una storia. La storia di quello che fa, o vorrebbe fare, una persona quando è su cose(in)utili.
Ehm… eh?
Dopo un momento di smarrimento iniziale, abbiamo iniziato a raccontarci storie. E pian piano siamo giunti alla consapevolezza che c’è un altro modo di guardare le cose, che il punto focale non è migliorare il cose(in)utili attuale per farne una copia, un po’ più funzionale, un po’ più completa, ma pur sempre una copia.
La vera sfida è prendere la nostra esperienza (e in questo noi ci siete dentro anche tutti voi) e – forti di questo – creare qualcosa di completamente nuovo. Una revolution, insomma.
Abbiamo preso il sito e lo abbiamo rivoltato come un calzino, abbiamo cercato di immedesimarci in voi, di “raccontare la vostra storia”, di capire che cosa fate quando siete su cose(in)utili e soprattutto che cosa vi piacerebbe fare.

Per me questo vuol dire: il sogno si ripete.
L’entusiasmo che mi aveva accompagnata quando avevo inventato cose(in)utili cinque anni fa si è impossessato di me e mi auguro con tutto il cuore che produrrà i suoi frutti anche questa volta, e che con il nuovo sito riusciremo a rendere l’esperienza del baratto ancora più semplice, godibile e coinvolgente. Che riusciremo a darvi voce, anche, e a coinvolgere sempre più persone in quest’esperienza che ogni giorno mi sembra abbia sempre più valore, per tutti noi e per l’ambiente che ci circonda.

Ovviamente, non sto dicendo che buttiamo via quello che abbiamo fatto finora.
Però per realizzare tutto questo ci vorrà del lavoro in più, dell’impegno in più e del tempo in più.
Io sono convinta che questi mesi siano fondamentali, che stiamo mettendo le basi di qualcosa di importante, spero sia dello stesso avviso anche chi ci ha supportato e crede in noi.
Quindi a chi vorrebbe sapere a che punto siamo, per adesso mi limito a dire che stiamo facendo la rivoluzione!

A brevissimo creeremo una bacheca – commentabile – in cui vi aggiorneremo in tempo reale sugli sviluppi e sarà un po’ come lavorarci tutti insieme.

Per ora vi ho detto tutto, mi rimetto subito al lavoro, canticchiando ♫ ♩ don’t you know that Rome wasn’t built in a day ♬ :D

cose(in)utili birthday party

AUGURI!
Oggi è il giorno in cui tutto ebbe inizio, 4 anni fa.
Voglio festeggiarlo con le foto dell’evento che abbiamo fatto ieri insieme a Swappen al Twiggy di Varese: eravamo in tantissimi nonostante il tempaccio che non invogliava certo ad uscire, abbiamo scambiato un saaaacco di roba, e moltissima è stata donata alle associazioni.
Grazie a tutti i volontari e a chi ha partecipato, arrivando anche da lontano!


C’erano perfino degli uomini!!


Che ridere quando sono partite le contrattazioni!

E finalmente… TANTI AUGURI!

Il mio vaso della felicità

Chi ha letto i miei post passati magari si ricorda che il Capodanno per me è sempre un momento importante.

Lo avevo scritto l’anno scorso e anche due anni fa.

E avrei voluto continuare la tradizione di scrivervi qualcosa di bello, di ispirato, che magari fosse di ispirazione anche a voi. Ci ho pensato parecchio durante l’ultima settimana dell’anno, ma… niente.

Niente ispirazione, niente buoni propositi da condividere, niente spunti di riflessione.

Soprattutto, non vedevo all’orizzonte niente che potesse essere duraturo, che non si risolvesse in una lista tipo questa insomma :)

Poi oggi – 5 gennaio – incappo per caso in un post che parla del vaso della felicità, e ne rimango colpita.

L’idea è più semplice che mai: prendere un vaso, e ogni giorno metterci dentro un bigliettino con una frase che descriva il momento più felice della giornata. Nelle giornate buie, trovare quello spiraglio, quel momento meno brutto o quell’attimo di serenità.

Ho sempre creduto nel potere terapeutico delle nostre parole che ci arrivano dal passato perché l’ho sperimentato spesso: tengo un diario da quando avevo… boh, credo 17 anni, dovrei andare in garage a controllare perché i vecchissimi diari sono là.

Nell’ultimo decennio il mio diario è diventato digitale, quindi meno romantico ma senz’altro più facile da consultare. Mi è capitato spesso, nei momenti di crisi, di immergermi nel passato e rileggere la mia vita di qualche anno prima. Ne sono sempre riemersa con una bella sensazione, con la consapevolezza rinnovata che tutto è relativo, tutto passa e per questo ogni singolo momento – bello o brutto che sia – va vissuto pienamente perché è l’unica cosa che abbiamo.

E allora quest’anno invece dei grandi propositi sono felice di intraprendere qualcosa di piccolo, tangibile e giornaliero.

Vi presento il mio neonato vaso della felicità:

Carino quel primo biglietto solitario, eh?
I miei momenti belli d’ora in poi andranno a riempirlo giorno per giorno, e quando ne avrò bisogno ci tufferò una mano e attingerò a quei frammenti, che probabilmente altrimenti si sbiadirebbero nel tempo.

Se vi va, guardatevi intorno e provate a trovare anche voi un vaso della felicità: può essere un vaso vero, o una boccia dei pesci come nel mio caso, una cassettina, un sacchetto di stoffa, qualunque cosa vi ispiri in questo momento. E se avete voglia di condividerlo, mandatemi una foto e la posterò sotto alla mia.

Io ho deciso di scrivere i miei biglietti su della carta riciclata, di qualunque tipo: la confezione di una crema come in questo caso, il retro di una carta da regalo, o di un disegno dei bimbi, o carta da pacco, qualunque cosa che altrimenti andrebbe buttata via.

Fra un anno ci troveremo qui a raccontarci come è andata :)

Per adesso, auguro a tutti che il vostro vaso – vero o immaginato che sia – nel 2016 si riempia di quei piccoli momenti di felicità quotidiana e a volte anche ordinaria che rendono la vita degna di essere vissuta.