Giornata di una scambista


Mi guardo intorno e sono già circondata dagli oggetti di cose(in)utili, nonostante tutto sia cominciato meno di 3 mesi fa.
Questo sito l’ho immaginato e voluto tanto, ma prima di “averlo fra le mani” non pensavo che l’avrei potuto usare così intensamente. Adesso, davvero, se mi serve qualcosa, prima di comprarla rifletto sempre un attimo e se appena appena si tratta di qualcosa di “scambiabile” vado ad aggiornare la mia lista “vorrei…”.

E la mia giornata fa più o meno così.
Mi alzo la mattina, assonnatissima , mi trascino in bagno e mi lavo la faccia con il sapone che ninilla mi ha insegnato ad autoprodurmi, e già mi sento un po’ meglio. Leggi il resto di questo articolo »

Come ti riciclo il vasetto


Pochi giorni fa è uscito questo articolo che parla di quanto i costi degli imballaggi “pesino” sul prezzo del prodotto finale, soprattutto in relazione agli agroalimentari.
A volte mi sembra di essere l’unica pazza a pensare certe cose, ma a me questo fatto ha sempre lasciato sconcertata: guardo la vaschetta di plastica, guardo le quattro mele che contiene, e rifletto su quanto la vaschetta di plastica sia in realtà molto più “impegnativa” delle quattro mele.
Non è una questione meramente economica, non riguarda solo il prezzo della vaschetta paragonato a quello delle mele, è qualcosa di più ampio e complesso.
Per avere delle mele, tutto sommato mi basta un po’ di terra e un albero, ce la potrei fare anch’io.
È la storia della vaschetta prima di arrivare sulla mia tavola, che mi dà da pensare. Non la conosco in tutti i suoi dettagli, ma suppongo parta dall’estrazione del petrolio, immagino percorra lunghi tragitti, passi per raffinerie e fasi di stampaggio, impieghi quantità enormi di acqua, macchinari imponenti e rumorosi.
Noi la scartiamo dalla plastica, mangiamo le mele in pochi minuti, e lei è nella spazzatura. Mi sembra ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo. Leggi il resto di questo articolo »

Le nerine che ci fecero incontrare a saponificare

 


Uno degli aspetti che preferisco di cose(in)utili, me ne rendo conto sempre più, è far incontrare le persone.
In un mondo tutto virtuale in cui hai 500 amici su facebook e non sai con chi uscire il sabato sera, in cui ti basta un click per ordinare qualunque cosa e fartela comodamente recapitare senza mettere piede fuori casa, credo che riportare la gente a incontrarsi sia una gran cosa.

Nacque tutto quando evelyne mi chiese di scambiare queste nerine con lei.
E come facciamo? Tu stai a Pisa e io a Varese, te le spedisco o mi vieni a trovare?
Evelyne  è una di quelle amicizie nate online e materializzatesi qualche tempo dopo davanti a dei fornelli, ad un corso di cucina in una regione che non è né la mia né la sua.
Per curiosità vado a sbirciare nella sua lista “vorrei…” e scopro che vuole imparare a fare il sapone.
Quale coincidenza, ninilla mi aveva appena comunicato di voler mettere a disposizione il suo tempo per insegnare a saponificare! Leggi il resto di questo articolo »

Autoproduzione

L’autoproduzione mi ha sempre affascinato tanto, per mille motivi diversi.

Prima di tutto rende indipendenti: se sai fare il pane, ti bastano farina e acqua, non hai bisogno di andare dal fornaio. Se sai coltivare l’orto, hai verdure per tutta l’estate senza bisogno di comprarle al supermercato. Se ti sai confezionare un maglione, ti basta della lana e un po’ di tempo per sferruzzare.

Fa risparmiare, perché in genere “gli ingredienti di base” – sia che parliamo di cucina che di altro – costano meno del prodotto finito. Dico in genere perché non è sempre così, soprattutto se il prodotto acquistato finito è di scarsa qualità o è stato realizzato tramite dello sfruttamento, ma noi non vogliamo nessuna delle due cose, no?

Spesso dà la possibilità di ridurre la filiera, di sapere che cos’è che abbiamo per le mani e stiamo “trasformando”.

E poi… l’aspetto che probabilmente amo di più: rende creativi! Dall’aggiungere dei semini di vaniglia ad una marmellata, all’abbinare i colori dei filati per un maglione, al decidere gli ingredienti e l’essenza di un sapone autoprodotto, ciò che ne esce è qualcosa di unico, ed ha un tocco assolutamente personale.

Più penso a cose(in)utili, più credo che la sue direzione sia questa.
Sì, c’è il baratto di oggetti, che è una cosa fantastica, intelligente, ecologica. Ma mi piacerebbe davvero che qui ci scambiassimo anche i nostri beni autoprodotti. Qualcuno ha già cominciato, proponendo il sapone, o la pasta madre, (e chi, se non la Regina dell’Autoproduzione? ;))

E allora rilancio, mi sento pronta per farlo dopo una giornata di “autoproduzione in arancio“!
Le scorte sono limitatissime, quindi sotto a chi si vuole assicurare gelatina di arance, sciroppo d’arance speziato e la preziosissima polvere d’arancia!

Principio del vuoto

Questa mattina Barbara mi gira questa email qui sotto.
Sono felice che abbia pensato a me e a cose(in)utili, quando l’ha ricevuta (oltre che alla sua cantina che urla vendetta ;-))

Hai l’abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chi sa quando, ne avrai bisogno?
Hai l’abitudine di accumulare denaro solo per non spenderlo, perché pensi che nel futuro potrà mancarti?
Hai l’abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici e altre cose della casa che già non usi da molto tempo?
E dentro di te…? Hai l’abitudine di conservare rimproveri, risentimenti, tristezze, paure ed altro?

Evita di fare questo! Va contro la tua prosperità!
È necessario che lasci uno spazio, un vuoto, affinché cose nuove arrivino alla tua vita.
È necessario che ti disfi di tutte le cose inutili che sono in te e nella tua vita, affinché la prosperità arrivi.
La forza di questo vuoto è quella che assorbirà e attrarrà tutto quello che desideri.
Finché stai, materialmente o emozionalmente, caricando sentimenti vecchi e inutili, non avrai spazio per nuove opportunità. I beni devono circolare…. Pulisci i cassetti, gli armadi, la stanza degli arnesi, il garage…
Dà quello che non usi più… L’atteggiamento di conservare un mucchio di cose inutili incatena la tua vita.
Non sono gli oggetti conservati quelli che stagnano la tua vita… bensì il significato dell’atteggiamento di conservare… Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza… si crede che domani potrà mancare, e che non avrai maniera di coprire quelle necessità.
Con quell’idea, stai inviando due messaggi al tuo cervello e alla tua vita: che non ti fidi del domani… e che pensi che il nuovo e il migliore non sono per te, per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie ed inutili.

Disfati di quello che perse già il colore e la lucentezza… lascia entrare il nuovo in casa tua… e dentro te stesso.

Joseph Newton

E come mi ci ritrovo in questo atteggiamento!
Ci avevo già riflettuto, sul perché una come me, che tende a non buttare niente pensando che “un giorno mi potrà servire” avesse tanta voglia di realizzare un sito sul baratto.
Perché costa meno di un ciclo di terapia dallo psicologo!! Scherzo ;)
Però è proprio così, credo che arrivati a una certa età (ma no, ma che dici… se sei una ragazzina!), sia bello poter realizzare qualcosa che serva anche a cambiare le parti di noi che non amiamo particolarmente.

P.S. Quel portacandele di cui si parlava in questo post ora ha una nuova casa, quella di Monique :)

P.P.S. Se non avete voglia di leggere la spataffiata qui sopra potete anche ascoltarla letta da Fabio Volo.